Fidatevi solo del supporto di wordpress non dei finti esperti quando trasferite il vostro blog su wordpress.org

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Questo è un blog personale, molto. Poco aggiornato e di cui non mi frega niente se sia seguito o no. Oggi però mi trovo a scrivere qui dato che Pinalapeppina.com è in migrazione.

Ci tengo a scrivere ora che sono profondamente incazzata con me stessa. Sono arrabbiata con me stessa perché per l’ennesima volta mi sono fidata degli “esperti” che trovi sul blog invece che usare il cervello.

Sono mesi che valuto la possibilità di migrare da WP.com a WP.org , ve la faccio breve, per consentirmi di avere massima libertà di espressione e integrazione con Youtube.

Dato che è un periodo un po’ pieno, invece che leggermi con attenzione le informazioni che ci sono sul supporto di WP ho visto bene di cercare su internet e, come tutti voi, sono incappata nei seguenti siti:

http://sos-wordpress.it/

Come spostare il proprio blog da wordpress.com a wordpress.org

http://www.robertoiacono.it/trasferire-blog-wordpress-com-wordpress-org/

E ce ne sarebbero anche altri. Quando li vedi ti dici “ehi! Ma che figata hanno fatto tutta la guida, ti spiegano tutto passo dopo passo” e tu ti concentri, ti prendi appunti e li segui.

Premesso che io il trasferimento l’ho già fatto in passato, ma correva l’anno 2004 ed è stato il passaggio inverso da WP.org a WP.com ma sopratutto di un sito praticamente vuoto.

Bene. Ora mi ritorvo con Pinalapeppina.com bloccato fino a…. (voi lo sapete?! o_O )

GRAZIE TANTE super fighi del ca**o del web.

Continua a leggere

e come sempre colpa mia. Sempre.

Sei la prima e unica persona che abbia amato. Le altre sono state un ‘occupazione per non restare fuori dal mondo. Tu mi vuoi bene, ma non ti sei mai innamorato di me. C’è chi dice che è normale per la differenza di età per il matrimonio precedente.

A me non mi interessa. Sono 5 anni che ti amo e che in cambio ricevo favori, soldi e assistenza. Non mi basta. E non so come dirtelo. Tu per me non ci sei.

Non mi difendi mai. Non spendi mai una buona parola per me, non comprendi quando ho solo bisogno di un “andrà tutto bene”.

E’ inutile girarci intorno non siamo niente. E non conta vivere sotto lo stesso tetto. Amo alla follia amici che vedo raramente. E li sento così vicini, se pur lontani, da non sentirmi mai davvero abbandonata.

Con te non dormo mai bene, temo sempre di trovarmi dentro ad un buco nero.

Tu dici che sono. Sono sempre io. Possibile che è sempre solo colpa mia? Da piccola ci credevo ed è per questo che ho cercato di non vivere perché per i miei genitori era sempre colpa mia ora anche tu. Non è possibile.

Non è statisticamente possibile. Se no chiedo, ciò che chiedo da quando ho 12 anni, qualcuno venga a prendermi e portarmi via perché sono pericolosa faccio male. Ho sempre colpe.

Sola ma con una Gucci tra le braccia

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Sono talmente sola che stamattina ho scritto un post senza pensarci. Ho buttato fuori dei pensieri, senza riflettere, solo per la voglia di sfogarmi. Solo per sentirmi dire da qualche sconosciuto “mi dispiace”. Peccato che l’abbia postato su FB. Odio FB perché ci ritrovi amici di scuola, sconosciuti e colleghi. Io il mio vero profilo l’ho cancellato e ne ho uno legato al blog e ora lo uso solo per fare network. Ma… sono rimasta male. La cattiveria della gente…

D’accordo sono fortunata. Non vivo sotto un ponte e viaggio. Sono molto fortunata, ma il mio passato non lo raccomando a nessuno. I miei demoni nemmeno.

Fatto sta che ora mi sento ancora più sola di questa mattina perché, non solo non ho ricevuto un abbraccio, che era poi la vera cosa che cercavo, ma sono anche piena di lividi.

Tre settimane senza il mio amore e guarda che casino. Io vivo per lui e dipendo da lui e questo non è un bene. Mi fa una paura folle.

Son sola e non c’è soldo, lavoro e fortuna che tenga. E poi lo so che se fossi anche senza fortuna e salute sarebbe anche peggio.

Quindi GRAZIE Signore.

Con il piede in due scarpe

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scala

Da Lunedì sono tornata piegata. Ebbene sì. Ho trovato un lavoretto. Vecchie conoscienze e parole che si sono tramutate in verità. Lavoro per uno studio legale per un giorno e mezzo. Mi pagano bene, grazie alla mia esperienza. Non quanto vorrei, ma va bene così.

Il primo giorno, martedì, ero talmente agitata che alle 18 mi è scoppiato il più grosso dei mal di testa. L’agitazione non era per il fatto del nuovo lavoro ma per la questione “so ancora lavorare?”. E la risposta straordinaria è “sì!”.

Negli ultimi anni, a causa delle drammatiche condizioni aziendali, il mio lavoro si era ridotto ai minimi termini e, nel cambiare azienda (quella big che mi ha lasciato a casa) , non ho retto il passo. Nonostante tutto sono contenta.

Sono contenta della mia caduta. Mi sono fatta male, molto. Eppure nel cadere mi sono ritrovata.

Ho capito realmente chi sono e non mi voglio nascondere. Ho conosciuto persone grazie al mio blog Pinalapeppina.com che sono diventate amiche. E faccio cose.

Tante cose. Ho capito che da grande, si perché mi considero ancora piccola, voglio fare la Travel Blog, vorrei lavorare scrivendo e conoscere più gente possibili.

Ma sopratutto non me ne vergogno. Non più.

E così eccomi qua. Con una scarpa nera, triste e quadrata e un’altra di design e colorata. Sono le due anime che mi stanno pagando qualcosa. Tifo per quella colorata, ma per ora va bene così.

Sopratutto ora tifo per me. E devo dirlo senza voi dietro al monitor non ci sarei mai arrivata.

Grazie.

Quelle sere in cui strisci i piedi 

  

Se avessi un’amica del cuore la costringerei ad uscire. Sarei già sotto casa, con indosso un jeans vecchio, un cappotto di lana. Una bottiglia nella mano e una Nikon nell’altra.Vorrei camminare per le fresche vie di Milano. Camminare in tondo. Osservare la gente. Piangere, bere, ridere e sbronzarsi.

Vorrei che fosse una di quelle serate senza fine. Dove accarezzi i cani degli altri, sorridi agli sconosciuti e giri, danzando, intorno ai pali della luce.

Una di quelle sere dove piazza Duomo é tutta tua. Dove tu sei il centro di Milano. La tua meravigliosa e incompresa Milano. 

Come te. Come noi.

Sarebbe una serata magica. L’acqua della pioggia rifletterebbe le luci dei locali, dei lampioni. Le persone lentamente starebbero tornando a casa. Non è il week e nessun forestiero a far casino. Solo noi due, il rumore di rotaie e Milano.

Un pezzo di pizza per cena, una brioches alla crema alle prime ore del nuovo giorno. 

Quel momento, in cui le luci si spengono, i ragazzi capiscono che é tardi e c’è qualcuno che mette su la prima Moka di caffè, quel momento preciso: il nuovo giorno. Tanto atteso da apparire irreale. 

Striscerei i piedi, butterei la bottiglia vuota. Darei un bacio alla mia amica del cuore e andrei a dormire convinta che domani é già passato. 
[scritto con iPad] 

La filosofia del carciofo. #diversoèbello

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carciofo

C’è una cosa che proprio non capisco. Perché ci ostiniamo ad etichettare e catalogare?

Ogni persona su questo mondo è diverso. Non esistono due persone uguali. È del tutto inutile dire «Sei fatta così allora indossa questo».

Ogni mattina mi alzo che sono diversa, prima facevo a pugni con questa cosa ora mi dico «Fottitene! »

Se questa mattina mi sono svegliata carciofo, indosso jeans e metto una molletta in testa. Se domani mi sveglio Femme Fatale, indosso tacchi e rossetto rosso. E non sono io fortunata a poterlo fare, siete voi altri che vi limitate.

Molta gente mi chiede «Tu cosa sei?» ed io ridendo rispondo «Aliena!».

Mangio sano non perché ho fatto un patto con Dio o perché va di moda, lo faccio da quando sono bambina. Mia madre mi ha cresciuto così, e la CULTURA ALIMENTARE fa si che i tuoi organi vitali funzionino meglio.

Non sono vegana, vegetariana o altre puttane simili. Non sono fissata con la palestra, con la corsa (che diciamolo FA MALE) e altro.

Mi sento figa quando indosso una tuta “scaciata” ed il mio amore mi guarda con occhi sognanti. Detesto quando la gente mi dice che sono figa solo perché riconosce un abito firmato, o un trucco più pesante del solito.

Sono egocentrica, snob e narcisista. Lo so e non me ne fotte nulla! Sono consapevole anche che sono generosa, ingenua e testarda. Allora?

Amo i telefilm con i vampiri e non riesco a guardare i film. E allora?

Non mi piacciono le scarpe e mi trucco quando piace a me. E allora?

Ma sopratutto non vado in giro cercando di capire se una persona è gay, divorziata, in cinta o vegana. Semplicemente accetto che chi ho davanti è quello che è. Certo preferirei che ognuno di voi dicesse «E allora?». Vorrei fortemente che davanti a me ci fossero persone 100% carne, ossa e sangue. Con lividi, occhiaie e risate rumorose.

E si accetto anche quelle regali. Ci sono persone che hanno classe, è innata. Non sono più fighe di noi carciofi.

Ognuno di noi è diverso. Il bello di essere uomini è questo:

LA DIVERSITA’

Essere qualcuno nel mondo dei mi piace

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Premetto che questo post potrebbe essere dettato dall’invidia, anche se penso che sia più dettato dall’odio verso l’ipocrisia e dalla voglia che qualcuno mi smentisca. Sono più di trent’anni che aspetto una persona qualunque che mi possa far ricredere e mi possa smentire.

Ormai siamo tutti figli del 2.0. Ognuno di noi si butta in questo oceano di click e di mi piace esclusivamente per la voglia di apparire. La gran parte spera anche di farcela. Non negatelo. Se apri un blog, un profilo pubblico un canale youtube è semplicemente perché speri di arrivare nell’olimpo delle persone seguite.

Vi dirò una cosa; se sei una persona davvero qualunque, scordatelo! Le parole: autenticità, vita, sensibilità; sono tutte sinonimo di “perdente”.

Vi svelo il segreto per il successo sul web. Fare storia. Essere un caso mediatico. Dovete essere:

  • mamme, possibilmente fighe con una taglia 40;
  • ex qualcosa (obese, anoressiche, fobiche, sposate, malate);
  • amiche (non ci interessa vere) di qualcuno che a sua volta entri nelle prime due categorie;
  • riconoscibili (non per quello che siete ma per quello che la gente vede);

Se questo non dovesse bastare dovrete spettacolarizzare qualcosa: la nascita di vostro figlio, la vostra malattia, la vostra lotta contro il cibo, la vostra lotta contro qualcosa (possibilmente che faccia davvero piangere), i vostri cani.

Dovete far sentire il vostro pubblico delle cacche, dovete farli alzare a dei. Più voi sarete messi male e più loro sentiranno il dovere di seguirvi. Più voi sarete fighi e più loro penseranno “devo essere come lei/lui”.

Ricordate bene sul vostro blog o canale youtube non c’è spazio per la verità. Dovete mentire. Dovete apparire perfette o imperfette (a seconda di ciò che volete che venga veicolato).

Se farete bene i compitini poi qualche articoletto o collaborazione esce fuori, questa è la chiava per svoltare. Urlare al mondo “ero sfigata e ora guardami” oppure “son figa ma tu puoi essere come me guardami”.

Se pensi che la tua vita quotidiana, il tuo essere, il tuo sapere scrivere, cucinare, fotografare, dipingere, truccare o pensare, interessi davvero a qualcuno… ti sbagli.

Solo riuscendo a far sentire gli altri delle cacche sarai qualcuno.  È squallido ma è così che gira il mondo.

Ci commuoviamo davanti ad una foto di un bambino morto in spiaggia e non ce ne frega un cazzo di tutti i padri morti prima.

Fa notizia un ragazzino in carrozzina strumentalizzato perché non può salire su un treno, ma se quello stesso ragazzo ci venisse vicino ci farebbe schifo e volteremmo la testa dall’altra parte.

Se inciampassi, io donna normale, la gente non mi aiuterebbe. Ma se io mi filmassi e facessi vedere che nessuno mi ha aiutato allora diventerei sfigata e farei sentire altri delle merde ed a quel punto…. boom!

Questo modo di fare mi fa schifo, ma sono consapevole che il mondo si basa sulle relazioni. E le relazioni si devono basare su fondamenta solide, e quindi false. Non c’è spazio per i sentimenti, l’emotività e la verità. Se vuoi che qualcuno ti consideri devi dargli ciò che desidera.

Liquido

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ansia

Sapete non è come nei film. Non esci per strada e imprechi al primo che passa per poi scoprire che una persona meravigliosa e che starà con te tutta la vita.

Non funziona neanche che alzi il telefono e le amiche corrono da te.

La verità è che quando il tuo cuore esplode e ti ritrovi con brandelli di pelle sul pavimento pulito della cucina ti senti un’idiota. Una stupida per aver avuto l’ennesimo attacco di panico senza motivo.

Una cretina che si fa prendere dall’ansia per una dichiarazione dei redditi senza avere reddito. Ed è ancora più ridicolo se si pensa che sono laureata in Economia Finanziaria e sono un ex revisore.

Bevo caffè e mi faccio venire la tachicardia. Mi dico che  sono stanca, che fa calda. Che il punto è dietro alla parola «Reddito».

La verità che sono molto emotiva e non credo né in me stessa né negli altri. Credo nelle storie e nei miei mondi. Sono due anni che sono sulla nuvoletta con in mano una matita e un PC. Scrivo e racconto. Ma non arrivo a niente.

Non sono capace di inventarmi un lavoro. Sono figlia di impiegati FIAT. Intorno a me solo dirigenti di un sistema bancario che appena perdi il passo ti butta tra i rifiuti. Indifferenziati.

Se fosse un posto magico quello in cui sto vivendo. Invece che starmene qui seduta sul pavimento della cucina, con intorno i brandelli del mio cuore, chiuderei gli occhi. Li stringerei forte ed esprimerei il mio desiderio più grande. Ora che non sono più giovane ma neanche vecchia. Ora, nella terra di mezzo, ho un desiderio. Chiaro, forte e irraggiungibile.

Proviamo a chiudere gli occhi, cerchiamo di non respirare. Dai vediamo che succede. Magari qualcuno dei miei 5 contatti trova un secondo per me solo per dirmi “Sara passa. Respira Sara sei solo agitata”.

Cazzo se fa male sbattere contro se stessi.

Ero quella li. Oggi sono io.

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Io

Sto sistemando il blog, quello vero Pinalapeppina.com e mi ricapita in mano un post, il post. Scritto due giorni dopo che mi hanno licenziato. (Qui il link se  vuoi leggerlo)

Strano.

Mi sarei aspettata un mio post di lacrime e piagnistei. Invece… riflessioni e serenità.

Sono stata in quella azienda, leader nel suo settore e legata ad un’importante gruppo editoriale, e non ho imparato nulla. Sei mesi di inferno. Undici ore col culo sulla sedia a non fare niente.

Non mi è mai stato spiegato quale fosse il mio ruolo, cosa dovessi fare. Lasciata a marcire nell’ufficio.

Però.

Che ufficio! Una piazza d’armi, un armadio a sei ante. Un pc con uno schermo da 22 pollici, una stampante, una macchina per il caffè. Tutto per me. Uno stipendio che a 30 anni te lo sogni.  La promessa di un bonus, ora posso dirlo. Un bonus dal valore di 20.000 euro. E chi cacchio li ha mai visti così tanti soldi tutti insieme. Infatti. Ma chi li ha mai visti, mi hanno licenziato. Appunto.

Licenziata dall’oggi al domani, senza avvisaglie, senza liquidazione, senza niente.  Così solo perché il capo (donna, anziana, irritante) aveva capito che anche se non mi spiegava un cavolo io lavoravo, e sopratutto stavo entrando nelle grazie del suo superiore.

L’unico vero rimorso sono i soldi. Lo dico senza tanti giri di parole.

Da quando mi sono laureata, a 23 anni, ho guadagnato bene. Sempre. Mi sono comprata una casa, un sacco di borse ed ho cominciato a spiccare il volo. Sapete mia madre era sola e non ci potevamo permettere molto; poi, grazie al suo nuovo marito, siamo riusciti a fare tante cose, ma non mi hanno mai viziata. Non mi hanno mai dato soldi. Diciamo che ho sempre patito “la fame” (non vera, eh!); così appena ho cominciato a guadagnare più di 1500 euro netti al mese ho cominciato a spendere.

Immaginate di avere 24 anni e avere 1500 netti al mese da spendere. Un sogno. E infatti li ho spesi a pensarci ora avrei dovuto metterli da parte.

Oggi sono serena, sono felice. E non ho un lavoro e non ho un soldo.

Mia madre sta bene, io ho preso un melanoma in tempo, la madre del Giammy ha preso un cancro in tempo. Stiamo bene.

Voglio fare tante cose. Vorrei avere il coraggio, l’audacia e anche una botta di culo per scrivere viaggiando, scrivere di persone meravigliose. Il mio più grande desiderio è quello di avere sempre qualcosa da  scrivere, una foto da pubblicare e qualcosa di meraviglioso da condividere. Non mi importa dei soldi, sono fortunata (lo dico sempre), certo mi piacerebbe farlo guadagnando almeno 500 euro al mese. Mi basterebbe.

Senza lavoro, ma ora senza ansia. Ho conosciuto persone. Persone dal blog e sono stupende. Mi sono aperta, e il mondo mi ha sorriso.

Vorrei rivedere quella donna un giorno e vorrei dirle che mi ha fatto un favore. Ma quel giorno vorrei avere il mio libro firmato Mondadori e 500 euro guadagnate scrivendo viaggiando.

Un sogno irrealizzabile. Ma, dopotutto, ero un’impiegata a tempo indeterminato con 10 anni di lavoro alle spalle che lavorava in Brera.

Cambio stagione. Kill my Skin

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Mio padre era un alcolista. Ma prima di tutto era andato via di testa. Era violento.

Causa. Effetto. Natura.

Non lo so. Non mi sono mai soffermata sulla cosa.

Ho smesso di avere un padre che ne avevo cinque di anni.

Intorno a me ho avuto tossici, tabagisti, gente depressa, e gente che ha tentato il suicido. Non pensiate che mi circonda di gente sbaglia, semplicemente c’è tanta gente che sta male.

E poi ci sono io.

Mi sono fatta del male. Tanto. Fisicamente e psicologicamente.  Sono sempre andata avanti però. Sono cocciuta e tenace e cosa incredibile, nonostante tutto, amo la vita. Amo alzarmi la mattina e sentire l’adrenalina della vita scorrere in me.

Ho mandato più volte la mia vita all’aria. Ho mandato a fanculo parecchia gente, semplicemente perché non erano adatti a me.

Nel 2010 pensavo che la mia vita fosse finalmente giunta nel suo binario. Mi sono rilassata ed è lì che la vita colpisce. Un pugno dritto allo stomaco. Non te ne accorgi. Vacilli, metti una mano sulla pancia, ma non è lì dove fa male. Fa male nell’esofago, nel cuore, nell’animo.

Tanti anni ci vogliono per riprendersi dalla perdita, dal dover ricominciare. Io l’ho fatto. Io ne sono uscita. Sono diversa. Più matura e più fragile.

Ho capito però che non posso essere sola in questa scalata verso l’ennesima nuova vita. Sto cambiando pelle. Lo vedo. Dietro di me… lembi di pelle marcia, ferita, rosso sangue.

E tu mio caro o sei con me o sei fuori dalla mia via. Ti amo. Sempre.

Ma voglio che tu viva, che tu combatta con me. Non ci sono demoni e mostri. La vita non è una merda, siamo noi a concimarla di escrementi.

La vita è meravigliosa, dobbiamo solo avere le palle di strapparci la pelle che non ci appartiene e rinascere. Fa male. Ma va fatto.